Generale Lee
Ogni paese che si rispetti, oltre il Duomo e la fontana in piazza, ha i suoi personaggi un po’ strambi. Chiamarli “scemi del villaggio” parrebbe offensivo. Diversi, ancora peggio. Pazzi, non ne parliamo neanche. E allora chiamiamoli Scholomo come il personaggio ebreo del film Train de vie che legittima il suo ruolo dicendo “…volevo fare il rabbino, ma il posto era già occupato e ho deciso di fare il matto”. Chissà quanti matti esistono a Partinico che avrebbero voluto fare, che so, il sindaco e quanti sindaci che se avessero fatto il matto sarebbe stato meglio!
Gli Scholomo sono coloro che pongono la propria diversità come base per costruire la vera uguaglianza. Sono quelli che s’impegnano per far riconoscere la loro implicita saggezza ma che sono relegati nelle file degli ultimi. La loro presenza è di solito considerata fastidiosa oppure, peggio, momento di svago per idioti seduti al caffè. Li conosciamo bene: dal “vigile” con il suo bastone e il suo fischietto sempre uguali da una vita, al “dottore” cui devo, grazie ad un suo consiglio, la fine di un fastidioso attacco di gastrite.


<< Home