23 novembre 2005

Generale Lee

di Ramaja

Ogni paese che si rispetti, oltre il Duomo e la fontana in piazza, ha i suoi personaggi un po’ strambi. Chiamarli “scemi del villaggio” parrebbe offensivo. Diversi, ancora peggio. Pazzi, non ne parliamo neanche. E allora chiamiamoli Scholomo come il personaggio ebreo del film Train de vie che legittima il suo ruolo dicendo “…volevo fare il rabbino, ma il posto era già occupato e ho deciso di fare il matto”. Chissà quanti matti esistono a Partinico che avrebbero voluto fare, che so, il sindaco e quanti sindaci che se avessero fatto il matto sarebbe stato meglio!

Gli Scholomo sono coloro che pongono la propria diversità come base per costruire la vera uguaglianza. Sono quelli che s’impegnano per far riconoscere la loro implicita saggezza ma che sono relegati nelle file degli ultimi. La loro presenza è di solito considerata fastidiosa oppure, peggio, momento di svago per idioti seduti al caffè. Li conosciamo bene: dal “vigile” con il suo bastone e il suo fischietto sempre uguali da una vita, al “dottore” cui devo, grazie ad un suo consiglio, la fine di un fastidioso attacco di gastrite. La mia intenzione, comunque, non è quella di elencare tutti gli Scholomo del paese che, come dicevo, conosciamo fin troppo bene. Mi voglio soffermare, invece, su quelle figure particolari, all’apparenza normali ma detentrici d’eccentrica singolarità, che bazzicano per le vie di Partinico. Se vi recate in una nota officina del paese v’imbatterete in un’auto precisa e identica al Generale Lee, la macchina arancion-sgargiante dei fratelli Duke, quelli del telefilm Hazzard. Ora, non so chi sia il proprietario e il motivo che lo ha spinto a compiere cotanta baggianata. Due ipotesi: attacco di nostalgia degli anni ’80 quando stava davanti la TV a mangiare pane e nutella assistendo alle gesta di Bo e Luke, oppure, più semplicemente, si tratta di un chiaro esempio di squilibrio mentale galoppante? E poi, parliamoci chiaro, quanto gli sarà costata ‘sta stronzata? Ma una cosa è certa: non gli è mancato il consenso da parte della gente. La sua pensata, infatti, è stata apprezzata da molti, nostalgici o squilibrati, che si sono recati presso quell’officina, armati di macchina fotografica, per immortalarsi accanto all’auto, con tanto di “01” sulle fiancate, che ha fatto sognare intere generazioni. E qualcuno non ha potuto fare a meno di notare che, peccato, le portiere si aprono normalmente e non sono saldate come quelle dell’auto originale che obbligava i due fratelli (povero zio Jesse) ad entrare dai finestrini! ‘Aiuto, chiamate la neuro’, direbbe Groucho di Dylan Dog!!!

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