10 novembre 2005

Guardie appiedate

di Ramaja
Quando di mezzo c’è la mafia gli effetti sono devastanti. Per tutti e senza distinzioni. Il caso dell’istituto di vigilanza di Partinico che da anni opera nel settore dando lavoro a più di 40 persone, rappresenta l’ultimo emblematico caso. Il bailamme giudiziario in cui si trova l’agenzia è noto a tutti attraverso le cronache dei giornali. Lo scorso 21 settembre con un decreto da parte della Prefettura di Palermo veniva sospesa la licenza alla Nuova Vigilanza srl.
Il provvedimento sarebbe giustificato da presunte infiltrazioni mafiose che interesserebbero l’azienda. In particolare, un’impiegata e una delle guardie si troverebbero in stretti rapporti di parentela con affiliati della cupola cittadina. A nulla è valso il tentativo del titolare di appellarsi al TAR nella speranza di vedersi annullato il decreto. I giudici hanno confermato la liceità del provvedimento respingendo al mittente la richiesta di sospensiva (G.d.S. del 26/10/05). Non volendo entrare nel merito dei fatti, noti attraverso gli organi di informazione, c’è da fare un’amara considerazione. La mafia, qualunque sia l’esito finale, ha ottenuto, suo malgrado, ancora una volta il suo scopo: condizionare il mondo del lavoro, sia esso pubblico o privato. L’effetto boomerang della vicenda che ha visto coinvolti ignari e onesti lavoratori, è stato infatti notevole. Non posso e non voglio pensare, cristo santo, che una intera azienda che si occupa di vigilare i beni che diversi cittadini gli hanno voluto affidare, possa essere completamente coinvolta, dal titolare all’ultima delle guardie, con la mafia. Ci sono 40 persone, 40 famiglie, senza lavoro. Che si vanno ad aggiungere alle altre chissà quante famiglie cui proprio la mafia, paladina dei deboli, avrebbe dovuto garantire, con le sue granitiche certezze, il benessere e il lavoro. Nulla da obiettare circa la decisione della Prefettura, ci mancherebbe. E’ pur vero, però, che si sarebbe potuto cercare una soluzione per salvare il salvabile, magari un “commissariamento” dell’istituto, che avrebbe permesso alle persone oneste di continuare a lavorare e campare la famiglia. Nel tentativo di volere eliminare la parte malata si corre il rischio di farne pagare lo scotto a quella sana. O dobbiamo ingoiare un’altra sconfitta.

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