La mafia è bianca
Un libro e un DVD di Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, ex inviati di Sciuscià, tracciano il nuovo profilo della mafia in Sicilia, mettendo a nudo strategie, interessi e le relazioni pericolose dell'intreccio mafia-politica. Utile e interessante, anche per individuare il filo rosso che lega le diverse indagini della Procura di Palermo e i tanti (vecchi e nuovi) protagonisti. Pubblichiamo un breve estratto del libro, dal capitolo "Tutti gli uomini del Presidente", che riguarda un partinicese eccellente: Salvatore Cintola, assessore al bilancio della Regione Siciliana e uomo di punta dell'UDC.
Salvatore Cintola. Classe 1941, una laurea in lingue, è un altro "di chiddi chi ci ha fatto 'u luogotenente a Totò", come dice Miceli (Mimmo Miceli, medico, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, ndr). Piccolo e tutto nervi, è quello che alla squadra porta l'esperienza: gli inizi nel Pri, poi il trasferimento al Psdi, nel '96 l'elezione a deputato regionale nelle liste del Pss, il Partito Socialista Siciliano. Oggi, finalmente, nell'UDC, al fianco dell'amico Cuffaro. Agile e irrequieto, Cintola ha giocato in tutti i ruoli: in quello di massone (figura tra gli iscritti alla loggia segreta palermitana di via Roma 391, il cui elenco fu sequestrato e inviato alla commissione parlamentare antimafia all'inizio del '93), di esperto d'acqua e fognature (all'Amap, l'azienza speciale acquedotti di Palermo), di telefoni (Wind), e ha esplorato anche il ruolo del ristoratore, con un locale un tempo rinomato per la buona cucina e la buona frequentazione (mafiosa).
Da più parti lo hanno indicato come "amico personale" del capomafia Giovanni Brusca. Per esempio Antonio Calvaruso, detto Tony, deponendo al processo Dell'Utri nel '98, ricorda: "nel Psdi vi erano amici di Brusca, e tra questi un certo Totò Cintola". Tony era il picciotto di fiducia del cognato di Riina, Leoluca Bagarella, gli faceva da autista e vivandiere, e l'idea folle del suo capo di formare un movimento separatista gestito direttamente dalla Cupola la ricorda bene: "altro non era che il partito di Cosa Nostra. Non potendolo chiamare Cosa Nostra, per non destare sospetti, lo chiamammo Sicilia Libera". Siamo nei primissimi anni Novanta, i difficili anni del dopo Tangentopoli, con i referenti storici della mafia che tutto d'un tratto diventano dei ferri vecchi. La mafia dei Bagarella, dei Brusca, dei Graviano decide allora di farsi partito e affida la realizzazione al boss tuttofare Tullio Cannella. Poi arriverà Berlusconi e questi progetti saranno accantonati. Qual è l'errore di Cintola? Non lo sappiamo. Sappiamo che in quattro mesi, dall'ottobre '93 al febbraio '94, Cintola chiama ben novantasei volte il cellulare di Cannella.
Di lui parlano anche Balduccio Di Maggio e Santino Di Matteo. E c'è anche chi rammenta le belle mangiate di pesce durante quelle riunioni tra uomini d'onore, al sicuro tra le mura di un ristorante di Palermo, "Il Trittico". Salvatore Biondino, il fidato autista che accompagna il suo capo Riina fin dentro al carcere, nelle tasche ne conserva un biglietto da visita. Partono le ricerche e il proprietario del "Trittico" risulta essere Cintola.


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